MANIFESTAZIONI SOCIO-CULTURALI

 

Il Comune di Rodì Milici  è rimasto, nel tempo, custode e depositario di tradizioni antiche e nuove che ripercorrono tutto l’arco dell’anno.

Varie sono, quindi, le iniziative, legate alla tradizione, che vengono organizzate nel corso dell’anno. Queste, oltre ad avere una valenza socio-economica, hanno alla loro base una valenza culturale di enorme rilievo, in termini di conoscenza ed approfondimento della nostra memoria e delle nostre radici.

Richiamano, inoltre, una grande quantità di gente, per cui possono proporsi, nel contempo, come un importante ed efficace strumento promozionale per l’inserimento dei nostri centri in qualificati itinerari turistico - culturali. Tra le superiori iniziative, degne di novero sono:

 

 

CARNEVALE

 

carnevalerodi.jpg

 

Il Carnevale Rodiese con i caratteristici “MESI DELL’ANNO”, manifestazione dedicata al culto ed alla tradizione, unica nel suo genere, è una rappresentazione carnascialesca, che propone, in dialetto agro-pastorale, una sorta di personificazione dei dodici mesi, in chiave satirico - umoristica.

E’ una recita di 15 personaggi in un unico atto, tratto da un testo attribuito al poeta rodiese Giuseppe Trifilò.

Da circa un secolo, “I Mesi dell’anno” vengono rappresentati periodicamente a Rodì Milici.

In uno stile, unico nel suo genere in tutta la Sicilia, esprimono il totale coinvolgimento delle nostre popolazioni rurali e pastorali nel ciclico avvicendarsi dei mesi e delle stagioni. Viene evidenziata l’energia e l’intelligenza umana, necessaria al compimento dei lavori agro-pastorali nei vari mesi dell’anno, con la giovialità tipica del mondo contadino.

Per rappresentare “i misi ‘i ll annu” si addobbano 14 asini, con tappeti e drappeggi di vari colori. Di questi, dodici vengono cavalcati da baldi giovani, che rappresentano, ciascuno, un mese, e due, dal poeta e dal re, solo il forestiero recita la sua parte stando in piedi.

Questa recita viene declamata nelle piazze del paese. Per la sua peculiarità rappresentativa detta manifestazione è stata inserita tra i Carnevali storici di Sicilia.

 

 

MOSTRA D’ARTE PRESEPIALE

 

presepe 2011.jpg

 

La festività del Santo Natale, a Rodì Milici, come in tutto il mondo, viene vissuta intensamente.

Pregna di religiosità e di cultura, essa assume una duplice facies: il valore intrinseco di festa religiosa legata alla natività del Bambino Gesù, ed il perpetuarsi di tradizioni popolari che viva eco hanno nella Comunità.

Nell’intento di perpetuare una tradizione che vanta secoli di storia, annualmente,  nel periodo natalizio, viene organizzata una manifestazione denominata: “Mostra d’arte presepiale”.

Scene presepiali, realizzate, con minuzia di particolari, da artisti e cultori del Presepe provenienti da diverse zone dell’Italia, vengono annualmente esposte nella sala del Museo Antiquarium del Comune, richiamando grande quantità di visitatori.

  

EVENTI RELIGIOSI

 

LUNEDI’ DI PASQUA – FESTA DELLA MADONNA DELL’ALLORO

 

MADONNA DELL'ALLORO.JPG

 

Si celebra nel centro di Milici. Trattasi di una festa esclusivamente ecclesiastica.

La statua della Madonna, è in marmo bianco, opera forse degli allievi della scuola del Gagini, che la tradizione popolare vuole sia stata tradotta qui, dall’antica città di Rhodis, (oggi sepolta sotto il greto del torrente Patrì, tranne alcuni resti portati alla luce durante una campagna di scavi). La  processione si snoda per le stradine del piccolo centro fra i canti dai fedeli, delle fanciulle vestite di bianco ed al suono della banda musicale. In occasione della festività, la Chiesa di piazza S. Maria a Milici viene ornata di rami di alloro benedetto, e tutti ne prendono un ramo per devozione.

Al rientro la confraternita  intitolata a Gesù e Maria canta il “Dio ti salvi o Regina” e dopo c’è il canto di un’antica preghiera in dialetto che così recita:

 

“Un nomu divinu/dal cielu scindìu/u primu fu Diu/chi dissi Gesù

Ancora a Giuseppi/l’Arcangiulu dissi/chi nterra scindìu/stu nomu di Gesù

Trema Lucìfuru/cu tuttu l’infernu/s’arrabìa in eternu/sintendu Gesù

Evviva Maria/Maria Evviva/Evviva Maria/Evviva Gesù …../ Viva Mariaa!”.

 

 

12 MAGGIO – FESTA DI S. FILIPPO D’AGIRA – COMPATRONO

 

San Filippo.jpg

 

In passato a Rodì esisteva una confraternita intitolata al Santo e probabilmente si componeva di soli abitanti del quartiere omonimo “S. Filippo”.

Si dice che i confrati avessero una divisa con cappa rossa e camice bianco, dirigenti, cassiere, tamburo e stendardo lungo.

S. Filippo ha il viso nero, perché secondo la tradizione popolare proveniva dall’Africa. E’ rivestito degli abiti sacerdotali, quelli tradizionali.

La statua del Santo è custodita nell’omonima Chiesetta, la cui costruzione risale al 1702, che si trova nella parte più alta del paese, il rione S. Filippo, dove, secondo la tradizione, fu proprio il Santo a volere la propria dimora.

A Rodì, la mattina del suo giorno, il Santo viene portato nella Chiesa dell’Immacolata, e poi di là viene portato per le vie del paese. La processione in passato aveva certamente forme più solenni e, comunque caratteristiche più marcate e paesane; ma qualcosa di quel passato rimane ancora: nelle dita del Santo, infatti, si mette un fascio di spighe di grano che proprio in Maggio comincia a maturare.

Oltre che con la processione per le vie del paese, la devozione a San Filippo si esprime con parole e gesti semplici e popolari. La statua del Santo veniva esposta “ntò chianu di San Fulippu” nei giorni di tempesta di vento di scirocco, perché si calmasse. Si dice, che una volta, mentre sotto la spinta dello scirocco, il fuoco stava per arrivare a Milici, il Santo, esposto nel piano della Sua Chiesa, abbia fatto intervenire  “a libbìci”, vento contrario, salvando il paese.

San Filippo è invocato anche per liberare gli indemoniati, e perché fosse vigile a svegliare dal sonno chi lo avesse pregato prima di andare a letto.

Dopo la processione, prima del rientro in Chiesa, al suono della musica e tra spari di giochi d’artificio, si inneggia al Santo con il seguente canto:

 

Filippo amabile, glorioso e Santo

Del nostro popolo sei gloria e vanto

Accogli i voti dei figli tuoi

Volgi lo sguardo pietoso a noi.

 

Rit. Salve o nostro protettore*

 

* “intercessore” secondo una nuova interpretazione

 

Salve o Santo prodigioso

Rendi degno il nostro cuore

Delle grazie del Signor

 

Tu che ogni affetto vano e terreno

Fuggisti sempre come il veleno

ecco t’offriamo il nostro cuore

prendilo e infiammalo di santo amore.

 

Rit. Salve etc……

 

Con la tua prece festi calmare

le minacciose onde del  mare

donaci ancora forza e aita

nelle tempeste di questa vita.

 

 

Rit. Salve etc……

 

Se la tua lingua già per incanto

tosto si sciolse a nuovo canto

fa’che pur noi pieni d’amore

sciogliamo un canto al Redentore.

 

Rit. Salve etc……

 

Tu che cacciasti da Argirone

E Vallelunga il gran demone

Fa che egli stia lungi da noi

Tu ci proteggi siam figli tuoi.

 

Rit. Salve etc……

 

Anche la morte ti fu soggetta

Ridando ad un giovane vita perfetta

Ridona ancora novella vita

All’alma nostra ch’è già perita.

 

Rit. Salve etc……

 

Ma se Atanasio fece ricorso

A te colpito da fiero morso

E lo sanasti Santo Avvocato

Deh, tu ci liberi d’ogni peccato.

 

Rit. Salve etc……

 

Mentre il nemico nostro infernale

Ovunque sparge l’onda del mare,

Su questo gregge spargi pietoso

le grazie, santo miracolo.

 

Rit. Salve etc……

 

Or se con preci pie e potenti

Tu liberasti molti innocenti,

ognor da infamia da gente ria

libera, o Santo, ogni alma pia.

 

Rit. Salve etc……

 

Quando è poi giunta l’ultima sera

Di nostra vita, deh! Tu allora

Fa che già ricchi d’ogni virtù

Possiamo teco goder Gesù.

 

Rit. Salve etc……

 

PRIMA DOMENICA D’AGOSTO – FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE – (ANTICAMENTE MADONNA DELL’ITRIA)

 

foto.JPG

 

La Festa, dedicata alla Madonna, è celebrata nella Chiesa omonima, sita in Rodì – Piazza Immacolata.

Anticamente, si dice, che l’Immacolata, fosse chiamata “Madonna dell’Itria”: salvata dalle acque.

Probabilmente sulle spiagge del nostro mare al  tempo dell’ iconoclastia  furono  rinvenute, gettate dalle onde, o vendute da marinai statue od icone di Madonne e di Santi.

Ad avvalorare l’ipotesi che la statua della Madonna fosse venuta dalle acque è una preghiera per i giorni della settimana che così recita:

 

“Mattidì la Crèsia ndi invita/e tutti quanti l’avèmu a-lludàri/evviva nostra
Matri di la Lìtria/ chi di li Turchi fu-gghittata a-mmàri/ntà na cassetta la truvàru misa/e ddù vicchètti a er’a-pigghiàru”.

La storia di S. Maria dell’Itria ebbe traversie di diverso genere. Certa, però è la data del 21 dicembre1738, giorno in cui si fondava la “Congregazione dell’Immacolata Concezione”. Detta Congregazione in seguito fu trasformata in “Fratellanza” che si chiamò “dell’Immacolata”. I “fratelli” avevano camice bianco e mantellina azzurra, il Superiore portava il bastone dorato con una piccola croce in cima, due aiutanti lo accompagnavano con bastone senza croce; i tre nelle funzioni solenni sedevano su un bancone posto a destra, appena dentro la Chiesa; i confrati portavano, nelle processioni della settimana santa, il cappuccio e si battevano col cilicio.

Un Rosario veniva recitato in Chiesa da tutti i confrati, la domenica pomeriggio.

L’attuale, pregevole immagine della Madonna, tutta in legno, forse è opera di artigiani di Messina che la consegnarono nel 1854. Rappresenta una bella Signora con le mani appena congiunte, la testa leggermente voltata da un lato e l’espressione regale, sta posata su un globo e coi piedi schiaccia il classico serpente.

 

PRIMA DOMENICA DOPO IL 16 AGOSTO – FESTA IN ONORE DI S. ROCCO

 

San Rocco.jpg

 

San Rocco è il patrono di Milici. La celebrazione liturgica di San Rocco cade il 16 Agosto, in ricordo della sua morte, avvenuta, secondo alcuni storici il 16 Agosto del 1327, quando aveva 32 anni. A Milici, però, la grande festa si celebra la Domenica successiva. Anticamente, molti giorni prima della festa, iniziava la sua preparazione con la raccolta di generi in natura, raccolta che proseguiva anche dopo la festa. L’uomo incaricato salutava “u massàru e tutto l’antu” augurando un raccolto decuplicato e aggiungeva: “Santu Rroccu vvi salùta!” e poi riceveva un’offerta di grano per il Santo, così poteva avvenire al tempo del raccolto dei legumi, dell’olio o del mosto.

Quella di San Rocco viene detta “a festa di carùsi”, e a ragione, infatti il momento più caratteristico è dato dai “miraculi”. Alle due del pomeriggio nella gran calura di Agosto, il simulacro del Santo viene portato fuori dalla Chiesa di S. Maria. Un colpo secco di mortaio dà il segnale; Santo Rocco compare nel vano della porta della Chiesa, la varetta, spoglia di fiori e di ornamenti, scende i pochi gradini del pronao e ha subito inizio la corsa. A suon di musica il Santo, sobbalzando viene portato di corsa intorno al perimetro del Piano di Santa Maria e, a intervalli, fermato improvvisamente. I genitori, le mamme in particolare, a questo punto accorrono per posare i loro bambini sul fercolo del Santo, affinché, miracoloso, interceda per loro e li faccia crescere sani e robusti e li liberi dai pericoli. La “corsa” pare, che simbolicamente rievochi o rappresenti i viaggi veloci del giovane Pellegrino di Montpellier che correva in aiuto degli appestati.

 

 

24 AGOSTO – FESTA DI S. BARTOLOMEO

 

San Bartolomeo.jpg

 

S. Bartolomeo è il patrono di Rodì. La festa è puramente ecclesiastica e si conclude con la processione del Santo per le vie del paese, la Santa messa e con lo sparo dei giochi d’artificio.

La sua Statua, è del 1579,  in marmo bianco, è opera del Calamech ed è custodita nell’omonima Chiesa, la cui costruzione risale presuntivamente al 1616; la data, comunque, da ricercare è quella del famoso disastro del fiume (l’attuale torrente Patrì). Da qui un rispetto quasi religioso per questo enorme torrente che si allarga a dismisura davanti all’abitato, un timore riverenziale, che qualche anziano ancora esprime con queste parole in rima:

 

“Vi salutu bon fiumi

iò vi sacciu i vostri custumi

trùbbilu siti e trùbilu vi lassu

quando siti sciuttu iò vi passu”

 

La storia di S. Bartolomeo è legata a questa storia, che nel contempo si mescola con la leggenda:

Narra la tradizione che, nei giorni precedente la fuga del fiume, sembrava che si fossero aperte le cateratte del cielo e fosse venuto il tempo di un nuovo diluvio. Ma acqua non ne calava ne fiume, … Un cavaliere - qualcuno più tardi dirà S. Giorgio in persona, allarmato da quella strana secca del fiume e intuendo il pericolo galoppò a spron battuto verso Catalano per vedere coi propri occhi cosa stava succedendo alla strettoia di quella contrada. Vide che un’enorme quantità d’acqua si era raccolta in quella conca; corse di nuovo in città gridando per le strade e per le piazze: “Cristiani! Chi si può salvare, si salvi!” Tutti fuggirono portando seco, narrano gli antichi, ciò che potevano, ma specialmente i simboli della religione, la cose sacre a cui molti tenevano, i Santi.

La grande statua di marmo di S. Bartolomeo, con enorme fatica, fu issata su di un carro a cui furono aggiogati, raccontano, sette pariglie di buoi. Nessuno aveva scelto dove andare se a Milici o in qualche altro paese circonvicino più al sicuro. Ognuno, com’era costume in ogni società tradizionale, sarebbe andato ad abitare là dove avrebbero costruito la nuova Chiesa per il Santo Protettore.

Raccontano gli antichi che, essendo i buoi pronti con la statua del Santo sul carro, tutto il popolo riunito, quasi attendesse un segno per dirigersi verso la località che il cielo avesse indicato, si mise a gridare:

« San Bartulumeu du Castru! » E i bovari picchiavano e pungevano con le “ugghiàte” le bestie perché si muovessero verso quella direzione, ma i buoi rimanevano fermi, poi:

« San Bartulumeu di Petrunutaru! » e i buoi niente. Così, gridando e invocando, nominarono tutti i paesi circonvicini, ché se i buoi fossero corsi verso uno di quelli, era segno evidente che il cielo voleva i “Rudioti” mischiati alle genti di quel paese, con la conseguenza , che avrebbero perduto la loro identità. Ma alla fine qualcuno gridò:

« San Bartulumeu di Rudì! » e i buoi, quasi fossero stati percossi da una mano invisibile, si diedero a precipitosa corsa verso i luoghi dove ora sorge la Chiesa di San Bartolomeo apostolo.

 

 

PRIMA DOMENICA DI SETTEMBRE – FESTA DI MARIA SS. DI LOURDES

Maria SS. di Lourdes   Rodi milici.jpg

 

La festa della Madonna di Lourdes risale al 1919, quando un gruppo si soldati della parrocchia di San Bartolomeo, prima di partire per il fronte, fecero voto alla Vergine, promettendole che, se avessero ottenuto la grazia di ritornare sani e salvi a casa le avrebbero celebrato una festa ogni anno. Questo voto, insieme alla devozione, ha dato origine alla celebrazione annuale, fissata per la prima domenica di Settembre.
La vigilia e la prima domenica di Settembre, tutte le strade vengono illuminate in modo sfarzoso ed anche le più piccole ed i vicoli hanno la loro fila di lampadine; in passato mancando la luce elettrica, avrebbero supplito le lumiere che, a decine, le donne mettevano sui davanzali delle finestre: uno spettacolo unico e suggestivo. Si innalzavano, pure, archi trionfali di palme e rami di oleandri e, al passaggio della processione, nei buchi dei muri venivano accesi i “bbarbàschi” (un arbusto a forma di grossa e lunga candela ritorta, che si trova in abbondanza sulle nostre colline).

Da non dimenticare un’altra usanza: nel pomeriggio del giorno della festa, venivano fatti alzare degli enormi palloni colorati a forma di animali o di mostri, gonfiati con una fiammella; tutti guardavano in alto, fino a quando, molto in alto, l’involucro diventava un puntino indistinto e lontano.

Ma la devozione alla Madonna si dimostrava anche “mbuttandu”, cioè portando a spalla la maretta.

Il giorno della festa, la vara con la Madonna Bellissima, ornata di splendidi fiori, con lo stellario e “u faddàli” coperto di oro, viene portata a braccia sulla piazza, appena oltre la soglia della Chiesa al suono delle campane e della banda e tra il frastuono degli spari.

All’uscita della Madonna , un tempo la fratellanza formata da soli uomini, ora i figli e i nipoti di quegli anziani intonano la “Salve Regina”. Il canto è amebeo, cioè a cori alternati. Infatti, discoste alquanto, staranno le donne e risponderanno ripetendo ogni verso. Quello della Salve Regina è, senza dubbio, il momento più emozionante della processione e della festa stessa. Il canto così recita:

 

Salve del ciel regina

Maria di Massabielle

Tu sei di vaghe stelle incoronata

 

Di bianca veste ornata

Ti vide Bernardina

Con fascia celestina e bianco velo

 

Madre con tanto zelo

Per l’uomo sospirasti

E poi tutti chiamasti a penitenza

 

Con grande tua clemenza

Scopristi nella grotta

Una fonte dirotta e prodigiosa

 

Maria Madre amorosa

Quanti prodigi e quanti

Ai figli di Eva erranti hai conceduto

 

Per te parlano i muti

Risuscitano i morenti

E i ciechi alla sorgente aprono gli occhi

 

Mi prostro ai tuoi ginocchi

Madre clemente e pia

Tu impetraci o Maria il Paradiso

 

Tu che raggiante in viso

Dicesti o madre amata

Io son l’Immacolata Concezione

 

Di fior queste corone

accetta o mia Regina

o stella mattutina Immacolata

o stella mattutina Immacolata

 

Viva la Gran Signora Maria!